lunedì 25 febbraio 2013

Diario di bordo per Un Otello altro - prima parte. Le premesse, Amleto a pranzo e a cena


Il nostro viaggio verso Otello ci ha regalato una prima gradita sorpresa: la visione di Amleto a pranzo e a cena, che ci consente di pregustare il sapore della prossima produzione shakespeariana di Oscar De Summa. La formula è magica quanto più è semplice: una base di legno su cui si muovono i quattro attori adattandosi con duttile estro ai vari ruoli dell’Amleto, un telo-fondale-arazzo (“un arazzo è per sempre!”, urla con ironia Polonio nella sua agonia), qualche povero strumento (anche musicale, tra cui l’accompagnamento, stile guerriero-cantastorie, del rullo dei tamburi), qualche costume (preso in prestito al generoso Nekrosius). Questa è la versione ufficiale di De Summa agli spettatori, ma chissà cosa c’è dietro.

Abbozzi registici di Oscar De Summa

 La fama e la bellezza del testo non necessitano di altro, solo di una piccola ora di divertimento, così da far riscoprire Amleto anche nella sua vena comica, presente in tutti i testi shakespeariani. Il merito sta proprio nell’aprire un testo forse troppo noto a un pubblico ancora desideroso di (ri)scoprirlo, grazie anche al lavoro sulle maschere della Commedia dell’Arte (Rosencrantz e Guildenstern come due Arlecchini un po’ surreali, con un pensiero-omaggio al capolavoro di Tom Stoppard, Rosencrantz e Guildenstern sono morti.
In sintesi, se queste sono le premesse, non ci resta che aspettare di rinnovare il piacere con Otello.

Fabio Raffo

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