domenica 11 novembre 2012

Riflessioni a caldo: quando si ride a suon di ventaglio e fazzoletto


Nel Rakugo la scena è un cubo coperto di tela nera su cui si adagiano un cuscino (zabuton), un ventaglio (sensu) e un tenugui, un fazzoletto di stoffa. Tutto il resto è sapiente energia nei movimenti, calibrazione naturale di gesti quotidiani magicamente resi nel nulla e spettatore che immagina; basta un movimento diverso degli occhi, una mano che si alza troppo velocemente o un gesto affrettato a distruggere l’immagine che il pubblico deve farsi di ciò che è la scena, di ciò che è presente sotto i suoi occhi. Questo è essenziale: se lo spettatore non si presta totalmente a guardare e da qui a immaginare, l’arte del Rakugo si spegne, perché “Il maestro si mette nelle vostre mani”.
foto di Eleonora Rossi
Potranno mai i nostri occhi, squadrati dall’ossessione della visione scenica, permettere a quest’arte millenaria di esistere nel nostro piccolo microcosmo occidentale? Sì, lo hanno fatto giovedì otto novembre ai Laboratori delle Arti. L’impensabile naturalezza del gesto del maestro Sanyūtei Ryūraku  ha dato vita, sotto ai nostri occhi, a scene invocanti un riso che non ha confini: figli che si divertono alle spalle dei padri e combinano guai, servi che contraddicono gli ordini dei padroni, tipi calmi e riflessivi o eccitati e sempre attivi. Tutto vive grazie al sensu e al tenugui, tutto vive grazie all’arte che li muove trasformandoli, permettendoci di vedere ora un cucchiaio di legno, ora una pipa con il porta tabacco, ora un portafoglio gelosamente custodito. Gli occhi seguono le azioni e le orecchie si incantano alla sottile musica dello shamisen, un liuto a tre corde con un suono simile al banjo. 
foto di Eleonora Rossi
I passi di un fantasma o le allegre passeggiate di un visitatore dei quartieri “vivi” della città si distinguono sulle corde dell’antico strumento giapponese ma non dimentichiamo che ogni attore di Rakugo ha una sua melodia, composta appositamente per accompagnare i suoi gesti e suonata al suo ingresso: quella del Maestro Sanyūtei Ryūraku  rappresenta lo scorrere dell’acqua del fiume e si lega al suo nome, alla piacevolezza e alla forza che in esso vivono. Il tutto crea una comicità che non ha problemi a tradursi in italiano, così come noi spettatori non abbiamo problemi a cogliere l’eternità dell’arte del Rakugo nelle sonorità magiche della lingua giapponese e dei suoi topoi narrativi: chi resiste all’abbandono dei sensi ascoltando il suono dello shamisen nel raccontare, pura musica, l’amata speranzosa nell’arrivo della pioggia che impedisca all’amato di abbandonarla? Racconti che arrivano da tempi e luoghi lontani ma così vicini al nostro spirito da farci ridere di cuore.

Elvira Scorza

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