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mercoledì 7 marzo 2012

Mario Perrotta e il suo Atto Finale - Flaubert


L'intervista di Giulia Mento a Mario Perrotta sul nuovo spettacolo ATTO FINALE - Flaubert tratto dal romanzo Bouvard et Pécuchet 

mercoledì 1 febbraio 2012

“Atto finale - Flaubert”. Il male di vivere: le risposte su Wikipedia?

Un cielo stellato e lo schermo gigante di un computer:  in scena l’estremo sforzo dell’arte e dell’uomo di trovare un senso alla vita e di annientare la stupidità degli uomini. Con Attofinale – Flaubert, si chiude la trilogia sull’individuo sociale di Mario Perrotta. E si chiude con la messa in scena di un  sempreverde baudelairiano mal de vivre che si ripropone in veste contemporanea.

I due personaggi di Flaubert, Bouvard e Pécuchet, si trasformano in figure surreali, panciute, dal volto smaccatamente sbiancato dal cerone che si atteggiano ad attori di comiche del muto. Esuli volontari dalla stupidità del mondo si ritirano in uno spazio vuoto, indefinito, incorniciato da una luce bianca che li sospende nel tempo e nello spazio. Si lanciano nell’impresa impossibile di trovare un senso all’ esistenza. E lo fanno attraverso la tecnologia. In un mondo in cui ogni dubbio sembra trovare soluzione su internet, in cui anche la solitudine pare trovare rimedio attraverso un social network, Bouvard e Pécuchet si illudono di poter trovare sul web le risposte. La loro ricerca condotta con metodo scrupoloso e scientifico salta da un argomento all’altro sviscerando ogni moto dell’animo e cristallizzando qualsiasi sensazione in una definizione di Wikipedia .

Da subito lo spettacolo è un susseguirsi simmetrico di tentativi e fallimenti. Di entusiasmo e disillusione. E così i due, dopo una fiduciosa altalena di ricerche e di scoperte, devono prendere atto di volta in volta dello scollamento tra cose e parole, dell’impossibilità di una comunicazione diretta, dell’ immaterialità della fede, della relatività dell’essere, del piacere effimero del sesso e dell’amore carnale, dell’impotenza di fronte alla solitudine  e dell’ impossibilità persino di darsi la morte.

A fare da contraltare ai fallimenti dei due protagonisti, due personaggi speculari: Il muto e la muta. Capaci di comunicare pur senza usare le parole e di opporre alla pesantezza prosaica di Bouvard e Pécuchet la leggerezza della poesia, i due sviluppano una rete di azioni sceniche che scandiscono drammaturgicamente i vari segmenti della scrittura. Le variazioni Goldberg  suonate dal vivo dal muto (Mario Arcari) accompagnano tutti i tentativi falliti dei due protagonisti, opponendo così la bellezza poetica  all’ illusione cybernetica. Stessa funzione drammaturgica per la muta che canta Edith Piaf, una incantevole Paola Roscioli che esibisce  doti da mimo elegante e una voce delicatissima.

Il nodo cruciale dello spettacolo arriva quasi alla fine, quando si apre un varco tra le due coppie e tra i mondi di cui sono emblemi. Con una singolare recita del Canto Notturno di Leopardi, incorniciata da un cielo stellato che si riversa in  tutta la sala, Bouvard e Pecuchét riscoprono la bellezza della poesia individuando in essa una possibilità estrema di salvezza. Possibilità fallita. Nel mondo degli stupidi non c’è spazio per la poesia. I due protagonisti , stanchi, rimandano all’indomani le loro ricerche. Perché nella ricerca e nell’arte risiede l’ultimo baluardo della poesia.

Bravi Mario Perrotta e Lorenzo Ansaloni che hanno reso efficacemente il senso clownesco e la goffaggine grottesca  dei due personaggi  pur restando per la maggior parte del tempo seduti. Geniale la scelta di un tono generale polifonico che alterna momenti drammatici ad altri più scanzonati. Esteticamente piacevole anche l’impasto vocale formato dalla croccante parlata leccese, dal pastoso bolognese e dal fluttuante francese della Roscioli. Nel complesso, un lavoro ben riuscito, che ha concluso degnamente la trilogia valsa a Perrotta il premio speciale Ubu 2011.

Rossella Menna

mercoledì 25 gennaio 2012

Errata Corrige sul pezzo dello spettacolo "Atto finale - Flaubert" di Mario Perrotta



Mettiamo in evidenza che sul pezzo Con “Atto finale – Flaubert” la disgregazione del mondo in scena pubblicato il 24 gennaio su questo blog, abbiamo fatto confusione sul nome dell'attrice che interpreta il ruolo della Muta nel nuovo lavoro di Mario Perrotta con il quale si chiude la "trilogia dell'individuo sociale". La brava attrice - che catalizza l'attenzione per la sua capacità nel recitare, ballare, mimare e cantare - si chiama Paola Roscioli e non Claudia Proscioli come invece avevamo scritto sulla recensione. Abbiamo provveduto repentinamente a correggere il nome sul pezzo originale e questo appunto vuole essere un omaggio all'attrice.

La redazione

martedì 24 gennaio 2012

Con “Atto finale – Flaubert” la disgregazione del mondo in scena

Una stanza buia. Pian piano si accendono le luci e vediamo due personaggi seduti di spalle che guardano uno schermo gigante. Vogliono scoprire la ragione della loro esistenza. Eccoli qui, Bouvard e Pécuchet in versione moderna, interpretati da Mario Perrotta e Lorenzo Ansaloni, così come ce li descrive Perrotta stesso nella sua riscrittura dell’omonimo romanzo di Flaubert. Due uomini che vivono da decenni un isolamento volontario, in fuga dal mondo. Non hanno alcun contatto con l’ esterno, se non tramite Internet.

Durante lo spettacolo ci accompagnano una serie di battute veloci, taglienti, comiche, ma allo stesso tempo terribilmente drammatiche, perché Bouvard e Pécuchet rappresentano il nostro presente, ma anche il nostro futuro (il loro isolamento parte infatti dal 2010, ma arriva fino al 2078).

Rappresentano gli uomini di oggi completamente alienati dal mondo reale, un mondo dove non esistono sensazioni e rapporti autentici, dove ogni azione si ripete ogni giorno alla stessa maniera.

Digitano ossessivamente sulla tastiera, che hanno come protesi attaccata al collo, parole e parole, per cercare di imparare nozioni di medicina, di astronomia, di biologia, continuamente alle prese con i loro bislacchi esperimenti, tutti non riusciti, compreso quello del suicidio.

Ecco l’uomo del presente e del futuro, capace allo stesso tempo di sapere tutto e non sapere niente, solo e smarrito davanti a un mondo dove l’aspirazione maggiore di una donna è diventare Miss Chirurgia Estetica.

All’inizio sullo schermo, poi in un angolo del palcoscenico vediamo anche il Muto e la Muta, i due servitori, interpretati da Mario Arcari e Paola Roscioli.

Essi in realtà parlano un altro linguaggio, fatto di gesti, di sguardi, di sensazioni reali e di contatti fisici. Un linguaggio che ci appare meraviglioso sulle note delle variazioni di Goldberg di Bach, ma che i nostri personaggi non comprendono, completamente catturati dal loro mondo virtuale.

E non comprendono neanche alla fine, quando Paola Roscioli tenta invano di spezzare l’incanto nel mondo del Web cantando Edith Piaf. Tutto si dissolve in un’orchestra di flatulenze, simbolo della disgregazione e del dissolversi della realtà umana.

In Atto Finale - Flaubert , ultimo capitolo del suo progetto Trilogia dell’individuo sociale (composto anche da  Il Misantropo - Molière e I cavalieri – Aristofane cabaret), Perrotta non vuole darci consolazioni. Ci mette davanti alla realtà nuda e cruda, in cui l’illimitata stupidità umana e il nostro chiuderci in una realtà virtuale composta solo da rapporti e sensazioni fittizie stanno prendendo il sopravvento, portando alla nostra completa disgregazione.

Un’ ottima interpretazione di Mario Perrotta e Lorenzo Ansaloni, in completa osmosi, abilissimi nel ridicolizzare o drammatizzare gli aspetti più decadenti della vita e del pensiero contemporanei.

Uno spettacolo capace di farci riflettere, poiché al peggio non c’è mai fine, e i valori veri e autentici del vivere umano sembrano ormai letteratura.

Una riscrittura originale e profonda, dall’impatto forte, tale da meritare il prestigioso premio UBU 2011 per l’intera trilogia.



Giulia Mento