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mercoledì 20 marzo 2013

Diario di bordo per Un Otello altro - Lo spettacolo

In scena il telo bianco sul solito palco di legno dell’Amleto a pranzo e a cena, luci in sala, i quattro attori escono dalle quinte e stringono il patto d’immaginazione con lo spettatore: il telo sarà broccato e i costumi saranno storici, grazie al suono magico del campanello che detta l’inizio dello spettacolo.
L’inizio è quanto mai dirompente grazie all’uso straniato della commedia dell’arte, su Roderigo-Arlecchino (iconico il suo cappello) che diventa mentecatto mentale, su Brabanzio-Pantalone dall’accento veneto, su Iago altro Arlecchino che ha sbagliato commedia. L’ingresso di Otello tra i due teli che si separano, a creare il primo contrasto bianco-nero, non determina un immediato cambio di registro.
Tuttavia il comico scivola presto verso il grottesco nella notte di Cipro, dove è già in atto il piano di Iago: le prime ombre della  gelosia ossessiva si manifestano dietro il telone. 

Locandina dello spettacolo Un Otello Altro
Risulta più decisivo e più stridente la versione “pop” di questo Otello altro, rispetto all’Amleto a pranzo e a cena: lì la metateatralità consentiva al gioco di essere riflessivo e allo stesso tempo divertente.
In Otello il comico diventa amaro, i suoi ritmi ripetitivi e loop segnano ben presto l’ossessione di Otello, l’incapacità di comunicazione tra i personaggi è un abisso, paradossalmente ancora più profondo per via delle inevitabili sporcature di una prima nazionale. Diventa sempre più difficile contrastare i meccanismi ineluttabili della tragedia, che avanza inesorabile fino alla sua esplosione. Un altro brusco straniamento comico, il loop sul fazzoletto dettato anche dalla musica, non riesce a salvare la povera Desdemona, finché cade ancora più sconsolato il buio sul dramma privato della sua uccisione, neanche compensato dal pentimento finale e suicidio di Otello e la mezza giustizia su Iago, previsti nell’atto finale del testo shakespeariano.

Visto a Rubiera, presso il Teatro Herberia   il 17 marzo 2013.

UN OTELLO ALTRO
con Oscar De Summa, Armando Iovino, Mauro Pescio, Antonio Perrone
regia: Oscar De Summa
produzione: La Corte Ospitale di Rubiera
Fabio Raffo

domenica 3 marzo 2013

Diario di bordo per Un Otello altro - seconda parte. Le prove


“Il fazzoletto, il fazzoletto!” L’ossessione di Otello viene materializzata tramite il passaggio veloce del fazzoletto e la sua continua presenza in scena anche in versione gigante, telo bianco-telo nero, anch’essi volteggianti. Il gioco allude chiaramente al contrasto tra il bianco e il nero, uno dei temi principali dell’opera shakespeariana, così come sono neri gli stivali lucidi degli attori, e le ombre, proiezioni della gelosia folle di Otello, dietro allo sfondo bianco.

Bozzetto registico di Oscar De Summa

 In questo caso la tragedia nel suo complesso è rispettata, anche se traspare il ritmo frizzante e spiritoso come nel precedente Amleto a pranzo e a cena: «Abbiamo lavorato su Shakespeare convinti di poter riutilizzare anche la sua profonda conoscenza e riutilizzo degli stilemi della commedia dell’arte» osserva il regista Oscar De Summa in occasione delle prove. È questa suggestione che porta il regista a prendere il testo in alcuni casi contromano, con riferimenti anche all’attualità: «[…]questo è il testo shakespeariano in cui più nettamente si ripresenta una situazione di teatro medioevale: il diavolo (qui individuato in Jago) prende al laccio, al di là delle nostre forze, il corpo e l'anima. Ma contemporaneamente possiamo leggere in quest'opera l'opera più contemporanea di Shakespeare proprio perché il dramma è tutto personale e privato». Altri dettagli? L’esperienza diretta è ideale: prima a Brescia il 5 marzo, replica il 17 a Rubiera.

Fabio Raffo

lunedì 25 febbraio 2013

Diario di bordo per Un Otello altro - prima parte. Le premesse, Amleto a pranzo e a cena


Il nostro viaggio verso Otello ci ha regalato una prima gradita sorpresa: la visione di Amleto a pranzo e a cena, che ci consente di pregustare il sapore della prossima produzione shakespeariana di Oscar De Summa. La formula è magica quanto più è semplice: una base di legno su cui si muovono i quattro attori adattandosi con duttile estro ai vari ruoli dell’Amleto, un telo-fondale-arazzo (“un arazzo è per sempre!”, urla con ironia Polonio nella sua agonia), qualche povero strumento (anche musicale, tra cui l’accompagnamento, stile guerriero-cantastorie, del rullo dei tamburi), qualche costume (preso in prestito al generoso Nekrosius). Questa è la versione ufficiale di De Summa agli spettatori, ma chissà cosa c’è dietro.

Abbozzi registici di Oscar De Summa

 La fama e la bellezza del testo non necessitano di altro, solo di una piccola ora di divertimento, così da far riscoprire Amleto anche nella sua vena comica, presente in tutti i testi shakespeariani. Il merito sta proprio nell’aprire un testo forse troppo noto a un pubblico ancora desideroso di (ri)scoprirlo, grazie anche al lavoro sulle maschere della Commedia dell’Arte (Rosencrantz e Guildenstern come due Arlecchini un po’ surreali, con un pensiero-omaggio al capolavoro di Tom Stoppard, Rosencrantz e Guildenstern sono morti.
In sintesi, se queste sono le premesse, non ci resta che aspettare di rinnovare il piacere con Otello.

Fabio Raffo