Il ciclo di appuntamenti
Attori/Attrici, organizzato dalla Soffitta e curato dalla
professoressa Laura Mariani, si apre con l'incontro dedicato alla
vita e al lavoro di
Marisa Fabbri: attrice dalla forte carica
espressiva e imponente presenza scenica, ha lavorato sia con Giorgio
Strehler che con Luca Ronconi. Ospiti presenti Claudio Longhi,
docente al Dams e scrittore del libro
Marisa Fabbri: lungo viaggio
attraverso il teatro di regia (ed.
Firenze, Le Lettere), e Sandro Lombardi, fondatore del gruppo
teatrale
Magazzini criminali e grande amico
dell'attrice.
Svoltosi più come un colloquio che come un incontro
frontale, il ritratto di Marisa Fabbri si delinea tra i ricordi
personali di Lombardi e la metodologia del suo lavoro descritta da
Longhi, tra video che la ritraggono in rappresentazioni importanti e
un esempio pratico di studio del regista o dell'attore sul testo. Per
quanto non fosse figlia d'arte, il suo apprendistato attoriale
comincia prestissimo nel Teatro della Fiaba - esempio dalla forte
influenza fascista in questo ambito - e continua nel dopoguerra con
il teatro vernacolare; poi l'incontro con Strehler, l'esperienza
fallimentare del gruppo "Teatro-Azione" e infine il lavoro
con Ronconi, prima con la sua consacrazione effettiva nel 1972 con
l'
Orestea e poi nel 1977 con le
Baccanti del
Laboratorio di Prato.
Sebbene sia principalmente una
caratterista, tipologia di ruolo assegnatale per il fisico molto
marcato e poco femminile, la sua formazione di attrice si completa
con influenze intellettuali e politiche: l'incontro con gli Ermetici
e in particolare modo con Mario Luzi nel secondo dopoguerra segnano
il suo lavoro sul linguaggio, e Brecht influenza la sua visione
politicizzata del teatro, nel senso che per lei "prima bisogna
essere cittadini e poi attori". Marisa Fabbri infatti nei primi
anni Settanta si giostra tra produzioni teatrali importanti e
spettacoli messi in scena durante le Feste dell'Unità.
Tutto ciò
ha condizionato la sua figura di attrice intellettuale, che viene
definita espressione massima dell'attore di "stampo ronconiano",
che dà particolare importanza al linguaggio o meglio "a una
vocalità intelligente come epifania della realtà". Marisa
Fabbri lavora in maniera centrale sul testo, ne sviscera risonanze e
dissonanze, usa un parlare basato sulla fisicità del linguaggio,
sullo scheletro delle parole determinato dalle consonanti, crea un
discorso che non è unico ma basato su un modo di recitare con
molteplici possibilità e quindi aperto, come vuole la lingua
italiana, “fatta per mentire”.
Come ricorda Sandro Lombardi
infatti “Marisa è l'unica che sia riuscita a definire
sommariamente il modo di lavorare degli attori di Ronconi” basato
"sullo stupore nel pronunciare le parole, come se fossero dette
per la prima volta". Nel vederla recitare era impossibile non
osservare che dietro ogni sua interpretazione c'era un mondo di
emozioni vive, palpabili e concrete, una tensione espressiva sia
nella voce, tra il comico e il tragico che rendeva ogni parola
pronunciata un pugno allo stomaco, sia nei movimenti, calcolati,
precisi e controllati, che la rendono, come ha fatto osservare la
Laura Mariani "un esempio di professionismo e d'arte del
mestiere dell'attore".
Giulia Marchetti