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martedì 26 giugno 2012

Mercuzio 2.0: il progetto della Compagnia della Fortezza spopola sul web e mette in rete le idee

Mercuzio non vuole morire, un progetto per un teatro di massa, uno spettacolo collettivo che scavalcherà i cancelli del Maschio, carcere volterrano in cui ormai tradizionalmente si tengono le performance della Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo, per impadronirsi degli ambienti urbani. In scena schiere di non-attori, gente comune sottratta al rassicurante spazio dello spettatore e chiamata alle armi pacifiche dell’arte per combattere sul fronte della rivolta dei sogni.  
Pietre volterrane sporcate dalle mani insanguinate di tanti Montecchi e Capuleti, di adulti sconsiderati che innescano meccanismi di morte micidiali, rose rosse di giovanissime Giuliette innamorate, libri e strumenti musicali di chi crede nella meraviglia dell’arte, valigie pronte per partire verso la città ideale.
Photo: Alessandro Fantechi

Lo spettacolo, che vedrà alzarsi l’immaginario sipario sull’incantevole cittadina toscana il 26 luglio a Montecatini V.C., il 27 luglio a Pomarance e il 28 Luglio a Volterra in chiusura del Festival VolterraTeatro 2012, è tuttora in fase di creazione. Una serie di prove collettive si sono già svolte nelle piazze di Volterra, Pomarance, Montecatini V.C., Cosenza e Bologna. 

Ma l’azione di Mercuzio non si esaurisce nel riempire le piazze, perché il giovane sognatore shakespeariano sta letteralmente spopolando sul web. Il dato è sorprendente se si considera il livello medio di popolarità degli eventi teatrali all’interno di circuiti veloci come quelli dei social networks.

Il Mercuzio, che nella riscrittura di Punzo, si ribella al padre autore Shakespeare e sfida il proprio destino di morte e di grigiore rivendicando il diritto alla vita e al sogno, ai colori e alle sfumature, ha evidentemente attecchito con forza nell’immaginario collettivo del web diventando subito metafora irresistibile della possibilità di ripudiare una vita che sembra già scritta, un copione già stampato da rappresentare senza inventarsi nuove scene.

Il progetto occupa tutti gli spazi della rete, da Facebook e Twitter, allo spazio Flick’r che consente di condividere e commentare le foto, al cliccatissimo blog compagniadellafortezzavolterra.wordpress.com su cui è stato lanciato il sondaggio per scoprire a quali scene dello spettacolo intende partecipare il popolo del web e il Mercuziario, raccoglitore di parole da regalare a Mercuzio.
Photo: Alessandro Fantechi

Aggirando il pericolo del click mordi e fuggi Mercuzio si insinua nelle fessure del qualunquismo, stimola le intelligenze, tocca le sensibilità. Nel mare magnum dei post e dei tweet fast food, funzionali, il sognatore di Shakespeare si erge su una zattera di parole piene e di azioni reali.

Nelle pagine dedicati al progetto, infatti, i followers, esattamente come accade per gli spettatori, non si limitano a osservare ma possono collaborare alla scrittura dello spettacolo.

Non l’ennesimo forum dove si lasciano commenti, dunque, ma una rete creativa in cui si gioca al rilancio, in cui ogni giorno vengono postate foto, immagini, parole e pensieri che aggiungono nuove intense pennellate al ritratto di Mercuzio.
Photo: Alessandro Fantechi

Non solo uno spazio promozionale, non solo una bacheca su cui tenersi informati sugli eventi legati al progetto ma un’agorà parallela in cui si prolunga lo spazio reale dell’incontro, una sorgente di idee in cui la scrittura scenica trova nuove risorse creative per una scrittura collettiva.

In pochi mesi il progetto della Compagnia della Fortezza è diventato un vero fenomeno mediatico, un compagno inseparabile degli internauti, una valvola di sfogo di pensieri e parole.

Il viaggio di Mercuzio verso la città ideale è già partito sul web, dunque, e corre ad altissima velocità verso la tappa finale del festival.

Rossella Menna

domenica 6 maggio 2012

Il viaggio di Mercuzio. Seconda tappa: Volterra

Mercuzio non vuole morire. Si muove come magma potente e travolgente. È una continua conquista giorno dopo giorno di compagni di strada, di amici,di artisti, di uomini, di donne, di bambini che adesso hanno incontrato Mercuzio, lo spirito libero, il sognatore della storia shakesperiana di Romeo e Giulietta.

Il 4 e il 5 maggio appena trascorso Pomarance e Volterra sono state protagoniste di un’azione teatrale di massa che non ha precedenti. Le piazze sono diventate un grande set fotografico e i cittadini sono diventati testimoni viventi che la cultura può ancora trasformare il mondo ed essere a disposizione di tutti e non solo di pochi eletti. È stata un’esplosione di colori, di suoni, di diversità che si radunava sotto un unico vessillo comune: Mercuzio non vuole morire.

Le scuole, le associazioni, le corali, i rioni, le contrade, le scuole di pattinaggio, di calcio, di danza, tutti hanno risposto alla provocazione - forse inattuale ma ugualmente forte e concreta - fatta da Armando Punzo, regista della Compagnia della Fortezza, di essere parte attiva di un teatro di massa. Essere al centro non solo di un grande spettacolo, ma della propria storia. Mercuzio chiede di entrare a pieno titolo e con profonda coscienza dentro ad ognuno perché possa prendere l’energia necessaria per continuare a vivere. Perché se la poesia, l’arte, il teatro, la cultura muore è una tragedia per tutti e non solo una responsabilità di pochi.

Questo è il progetto Mercuzio non vuole morire. È uno spettacolo teatrale atipico, ma soprattutto è un’idea, una filosofia che sta entrando nei cuori e nelle menti di tutti coloro che vogliono prendersi cura – in prima persona – dell’arte, della cultura e della bellezza. È stato emozionante essere lì: vedere come con semplicissimi gesti e con poche parole ci si possa davvero sentire parte di una comunità di liberi sognatori, di gente normale che ha voglia di cambiare, di persone consapevoli che adesso hanno voglia di leggerezza, di cittadini che si attaccano all’idea di Mercuzio e chiedono a gran voce di volare.

Il progetto è appena cominciato e non si fermerà tanto facilmente. Quello a cui abbiamo assistito nei due giorni di maggio a Pomarance e a Volterra non è che l’inizio di un’onda che non intende smorzarsi. È un passaparola inarrestabile. Tutti vogliono Mercuzio nelle proprie città. Sulla scia del set fotografico ci saranno ancora altri appuntamenti a Castelnuovo V.C. e Montecatini V.C. che saranno fissati a breve. Ma si continua ancora con il Festival delle Resistenze In-attuali (Pomarance e Larderello 29, 30/6 – 1/7), la rassegna “Dei teatri della Memoria” al Museo della Memoria di Ustica (Bologna – 4/7), VolterraTeatro (Volterra, Pomarance, Castelnuovo V.C. e Montecatini V.C. (25, 26, 27, 28, 29/7), Festival “Di umanità, si tratta” (Gubbio –data da definire), Palio delle contrade (Pomarance -9/9), Napoli Teatro Festival (Napoli – 30/9 – 1/10).

La voglia di avere la leggerezza e l’entusiasmo di Mercuzio sta dilagando a livello nazionale. Il progetto, cominciato in carcere lo scorso anno nell’ambito del VolterraTeatro 2011, adesso non solo è uscito da quelle quattro mura, ma come un palloncino, colorato e leggero, ha intrapreso un viaggio che non si può fare a meno che ammirare e raccontare. Mercuzio non vuole, e non può, morire.

Josella Calantropo

venerdì 4 maggio 2012

Il viaggio di Mercuzio. Prima tappa: Pomarance

Un caleidoscopio di colori e di suoni, una voce rassicurante che guida i passi e le parole, pose fotografiche di vite in movimento. Persone.
Parte da piazza De Larderel a Pomarance il viaggio del sognatore che si ribella alla pagina scritta e alla sorte che il padre Shakespeare aveva scelto per lui. Mercuzio non vuole morire, si intitola il progetto di Armando Punzo e della Compagnia della Fortezza. Nato come idea di spettacolo teatrale, il bozzetto iniziale ha preso forma in direzioni diverse, più ampie, dilatandosi fino a sfondare i confini del teatro per giungere nella vita delle persone e nelle piazze.

Incontri, racconti e discussioni hanno fatto di Mercuzio la metafora di una modalità di pensiero inedita. Come una corrente che attraversa i campi e si diffonde, lentamente, radicandosi a fondo nelle coscienze di chi ne entra in contatto.  

Il sole di maggio, i colori ruvidi di una cittadina di montagna e le note avvolgenti della musica composta da Andrea Salvadori accolgono i nuovi compagni di viaggio di Mercuzio, immergendoli nell’atmosfera rarefatta di un pomeriggio insolito.

La piazza di Pomarance si trasforma, minuto dopo minuto, in una festa di colori e di voci. Una trottola multiforme che si prodiga in evoluzioni vertiginose schizzando immagini e suggestioni da ogni parte. Maschere folkloristiche, bandiere, bambine volteggianti su pattini variopinti, trampoli fisarmoniche e tamburelli. Giovani, anziani, neonati, intere famiglie raccolte intorno all’idea del giovane sognatore che apre squarci su nuovi mondi, per diventare testimonial della propria città, della città che cambia, che rinnova il proprio modo di guardare alla vita e alla comunità. Ciascuno giunto con la propria idea del giovane sognatore, con il proprio sogno nel cassetto. A vagare tra i corpi disordinati nella piazza un Mercuzio in carne e ossa, una figura sottile in bianco e nero che raccoglie, con il suo orecchio gigante, tutti i respiri della città che vive.

Pronti a cristallizzare ogni goccia visiva in uno scatto, gli obiettivi di una nutrita schiera di fotografi. D’altro canto il pomeriggio di Pomarance, aprifila di una lunga serie di incontri che si svolgeranno in altre piazze italiane, aveva il fine ultimo di scattare una foto di massa, un’immagine promozionale che farà da sfondo al progetto su Mercuzio, come immagine in filigrana del viaggio, intrapreso a Volterra, che condurrà il personaggio shakespeariano in nuovi territori. Una lunga serie di tappe alla ricerca di nuovi compagni di viaggio, di nuove persone e nuovi luoghi disposti a investire sul coraggio di non cedere alla resa e sul sogno della “ribellione bianca” a ciò che è già scritto. 

A dirigere le pose fotografiche in movimento, la voce di Punzo, che guida le azioni e indirizza gli sguardi verso fotografi sistemati in alto, su una gru.

Un pomeriggio dai toni sur-reali, che ha coinvolto i presenti fino in fondo, sganciandoli dal compito di figuranti e irradiando in essi un’energia nuova, attiva, vitale. La piazza svuotata a poco a poco, lascia tra le mani la sensazione di aver preso parte a qualcosa di grande, di importante.

E domani si replica a Volterra in Piazza dei Priori h 11:00.

L'album fotografico di #mercuziononvuolemorire a Pomarance


1. #Mercuziononvuolemorire voci dalla soffitta stanno arrivando!!!!


2. Le Voci stanno arrivando armate di alucce!!! Mercuzio non vuole morire


3. Le Voci sono già sotto l'ombra della Fortezza Ci stiamo preparando a raccontare la foto di massa. Oggi a Pomarance alle 16 e domani a Volterra alle 11 #Mercuziononvuolemorire


4. Le Voci sono pronte... ci vediamo a Pomarance alle 16. Foto con Mercuzio e i suoi compagni!



5. Le Voci... e fattiditeatro aspettano in piazza a pomarance l'arrivo dei mercuzi...



6. #mercuziononvuolemorire è in piazza a pomarance!!! Aspetta la foto con i suoi compagni





7. È una festa di colori e di voci. Tutta la città di pomarance è in piazza perché #mercuziononvuolemorire

8. La città di pomarance è tutta quì...




9. I fotografi si preparano a fare la foto di gruppo... di una città #mercuziononvuolemorire



10. Non è una manifestazione politica...non è uno sciopero...non hanno fatto nessuna promessa per radunare queste persone...credono solo che #mercuziononvuolemorire



11. Piccole azioni per dire che #mercuziononvuolemorire la città c'è


12. Una meravigliosa cartolina da pomarance #mercuziononvuolemorire



13. E domani mercuzio arriva in piazza dei priori a volterra! Se volete esserci...l'appuntamento è alle 11 #mercuziononvuolemorire


14. Loriano Pescini un amico di mercuzio arrivato in ritardo...ma è arrivato e ci teneva a esserci!

Josella Calantropo





#Mercuziononvuolemorire: il sogno reale di Punzo

Mercuzio è il personaggio di Shakespeare. Il portatore del sogno, l’artista che eleva la propria immaginazione verso mondi irreali per gettare uno sguardo più intenso sul reale, l’innamorato della vita. Per paradosso, proprio lui che non vuole morire, viene sacrificato da Shakespeare per primo e per due volte. “Tu parli di niente” obietta Romeo a un Mercuzio che parla dell’ineffabile. Un primo colpo, fatto di parole, che sancisce la fine metaforica del giovane sognatore, seguito dal secondo colpo di una spada che ne trafigge la carne uccidendone il corpo mortale. È il principio della fine. La storia procede inesorabile verso l’annientamento progressivo di tutti gli altri personaggi. Resteranno in vita gli adulti. I Montecchi e i Capuleti, le due famiglie che si disputano, i genitori dalle mani insanguinate colpevoli della morte dei propri figli. Restano i cittadini, colpevoli di aver osservato il disfacimento immobile.

Romeo e Giulietta ricalca senza sbavature una storia che si perpetra da sempre. I genitori scellerati che uccidono i propri figli con azioni sconsiderate o con il silenzio, con l’inettitudine; i padri che annientano il futuro della propria prole. È la Storia che fa il suo corso. È l’albero che pur desiderando la quiete continua a subire i capricci del vento.

In bilico tra due mondi, incrostato di terrestrità e ricolmo di leggerissimo elio che protende verso il cielo, c’è Mercuzio. Colui che tenta di sottrarsi alla Storia, colui che tenta con il proprio leggero pensare di sottrarsi alla pesantezza della vita e di innalzarsi al di sopra della crosta reale. L’uomo sulla soglia che tende verso l’uscita, che riesce a vederla con chiarezza e che può testimoniare della presenza di un mondo diverso. Ma Shakespeare, più realista del re, lo fa morire subito spezzando ogni possibilità. È qui che interviene Armando Punzo, un Mercuzio in carne e ossa, che guarda ai margini del testo e decide di aiutare il giovane sognatore a ribellarsi alla tirannia del padre Shakespeare.

Nasce così il progetto “Mercuzio non vuole morire”. Progetto di uno spettacolo, in principio, che ha assunto nel tempo contorni sempre più larghi, configurandosi come una vera e propria corrente di pensiero, come una religione laica che ha maturato e matura un “fedele” dopo l’altro. Staccatosi dalla pagina scritta, il personaggio shakespeariano è arrivato in piazza, nelle case, tra la gente comune. Abbattuta la barriera attore-spettatore, i cittadini di Volterra e di Pomarance (le prime due cittadine coinvolte direttamente) diventano interpreti di se stessi, portatori attivi della propria idea di Mercuzio, testimonial consapevoli della città che si rinnova, che ritrova il coraggio di sognare e di credere nella possibilità di un’ idea, di un pensiero.

È un lavoro che, pur rintracciando le proprie fondamenta nell’uomo tout court inteso come entità filosofica sganciata da ogni riferimento spazio temporale preciso, giunge in un momento specifico, a ridosso di una fase storica complicata, aderendo con schiettezza assoluta alla contemporaneità e caricandosi inevitabilmente di altri significati.

Immaginiamo la vita contemporanea come un’enorme serra in cui proliferano vite immerse in uno spazio che, da un punto di vista relativo, appare sconfinato e aperto ma che, a uno sguardo d’insieme, rivela una cappa che lo ingloba completamente. Che ricopre singolarmente ciascun individuo intrappolandolo in una gabbia di vetro.

Nello spazio-tempo quotidiano, la vita scorre scandita dai ritmi di un meccanismo che regola i comportamenti e i pensieri degli individui. La diabolicità di questo meccanismo risiede nella sua invisibilità, nell’impossibilità, cioè, da parte di chi è assorbito nella sua orbita, di accorgersi di essere contenuto in questa scatola trasparente.

Mercurio spezza il legame con il livello ordinario della vita, si cala in una dimensione extra-ordinaria, e così i contorni della ragnatela assumono consistenza, si definiscono in tutto il loro subdolo potere avvolgente. Partendo, con la sua valigia di sogni, dal carcere di Volterra, espande per cerchi concentrici il suo potere verso nuovi spazi. “Ciò che avviene in carcere è un bozzetto, un’azione magica che s’irradia all’esterno” spiega Punzo.

Mercuzio, allevato nel crogiuolo di una comunità ristretta, carica il suo bagaglio di leggerezza e si mette in viaggio verso altre comunità, come un’onda morbida, che s’insinua negli interstizi. Non è una moda. Non si diffonde in pochi istanti, non travolge, non si esaurisce. È un fluire lento, fatto di parole, d’incontri, di chiarimenti, di discussioni. Una modalità di pensiero che affonda le sue radici in profondità, o meglio, che riscopre radici profonde. Mercuzio è uno scultore che, rimuovendo parola dopo parola scaglie di marmo, levigando, porta alla luce, dal freddo blocco di marmo, un’opera che esiste già, un nucleo caldo sopito, anestetizzato.

La metafora non è azzardata: “Mercuzio c’è già in ognuno di noi” dice Punzo “è la realtà concreta che lo nasconde, sono le pietre della città che lo rendono invisibile, pietrificando anche gli uomini”. Mercuzio, dunque, non aggiunge nulla, non impone in positivo. Rivela, scopre. Opera sul materiale vivo della coscienza inducendo uno sgorgamento spontaneo del pensiero.

Il giovane viaggiatore si assume il compito di scrostare la patina che avvolge la vita, di rimuovere lo strato ovattato che inibisce la capacità di sognare, di elevarsi due metri dal suolo, di immaginare nuove possibilità.

Il lavoro di Punzo consiste, soprattutto, nell’aiutare Mercuzio a trovare compagni di viaggio che lo aiutino ad arrivare sempre più lontano. A trasformare quei tre o quattro cittadini inerti del testo di Shakespeare in una massa travolgente. Un viaggio solitario, più facile da gestire, significherebbe sferrare il terzo colpo a Mercuzio. Quello definitivo. E' un’avventura rischiosa, senza dubbio, ma necessaria. D'altronde la Compagnia della Fortezza  ci ha abituato a questo ed altro.

Rossella Menna

Passaparola: #Mercuziononvuolemorire

È uno spettacolo di teatro, ma un po’atipico. Armando Punzo, regista della Compagnia della Fortezza, continua a lavorare al progetto Mercuzio non vuole morire. Partito lo scorso anno all’interno del festival VolterraTeatro, è arrivato a oggi con un’ambizione: coinvolgere tutta la città per fasce di età. Non aveva più senso fare semplicemente uno spettacolo. Per il regista, che da venticinque anni opera all’interno del Carcere di Volterra, ora è fondamentale fare un passo in avanti. Bambini, ragazzi, giovani, adulti, tutti vengono coinvolti nel vortice di Mercuzio. È lo sforzo di una compagnia teatrale di andare dentro la città, essere parte di una comunità. L’obiettivo è di conoscere tutte le realtà che operano sul territorio facendo, quindi, un monitoraggio, una mappatura completa dei cittadini, delle professioni, delle associazioni, delle scuole.
Da più di un anno Armando Punzo è in giro per le città di Volterra e Pomarance per incontrare persone, per raccontare, per spiegare chi è Mercuzio, perché è così importante che non muoia.

Lo spirito libero della storia di Romeo e Giulietta, il poeta, il sognatore, si ribella al suo stesso padre autore. Mercuzio - nel sogno di Punzo - lotta contro William Shakespeare e prende in mano il suo destino. Cresce a dismisura, diventa grande, non è più marginale alla storia, non muore al primo atto, non viene più fermato da Romeo con un lapidario: “Basta Mercuzio, tu parli di nulla!”. Nel sogno della Compagnia della Fortezza il simbolo della cultura, del teatro, vince sulla morte e va incontro alla vita. La domanda è in contro tendenza: “E se Mercuzio non morisse?”. Risposta: “Forse la tragedia dei giovani innamorati non si compierebbe!”, “Forse Romeo e Giulietta potrebbero coronare il loro sogno d’amore!”.

È da qui che Punzo e i suoi sono partiti: hanno cercato dapprima amici di Mercuzio, altri poeti, altri artisti che potessero sposare la causa. Ma con il tempo si sono resi conto che non bastava. Era necessario essere di più. Essere in tanti, essere diversi, ognuno portatore di se stesso, ognuno con le proprie capacità, con la propria vita. Perché se Mercuzio muore, se il teatro muore, se la cultura muore, è una tragedia per tutti e non solo per gli addetti ai lavori.

Armando Punzo parla, racconta, cerca di spiegare fino a perdere la voce e dai suoi occhi si intuisce che non si fermerà fino a quando tutti non saranno consapevoli che Mercuzio non vuole e non può morire.

Lancia l’idea di un teatro di massa: strade e piazze diventeranno un grande set dove poter animare una favola. Gli abitanti di Volterra e Pomarance saranno i protagonisti della loro storia. Basta con la pesantezza dei cittadini della bella Verona, si cercano persone che siano portatrici di leggerezza, di quella leggerezza pensosa che tanto cara era a Calvino.

“Aiutatemi” è il monito di Armando Punzo che per primo ha indossato i panni di Mercuzio. “È difficile da realizzare, ma se poi dovessimo riuscire?” questa è la domanda, ingenua e terribile, che rivolge a tutti quelli che incontra.

Coinvolgere migliaia di persone per poter non più solo sopravvivere, ma finalmente vivere e sognare. I Mercuzi sono quelli che “le cose possono cambiare”.

Una grande occupazione della città, uomini, donne e bambini che si riappropriano delle proprie vie e piazze. La trasformazione è in corso. Si comincia con una grande foto di massa. Venerdì 4 maggio a Pomarance alle h. 16 e Sabato 5 maggio a Volterra alle h.11. Una fotografia, un modo per poter dire “Io c’ero, ho creduto in Mercuzio e ho partecipato!” Le giornate saranno seguite su Voci dalla Soffitta tramite il blog, twitter, facebook e lo hashtag sarà semplicemente #Mercuziononvuolemorire.

Passate parola!
Josella Calantropo


martedì 13 marzo 2012

"Mercuzio non vuole morire e altre utopie":la cronaca twitter della diretta di radio 3

di Josella Calantropo

Roma, 13 marzo 2012
In diretta dalla sala di via Asiago a Roma abbiamo seguito lo speciale di radio 3 dedicato alla Compagnia della Fortezza. In studio Armando Punzo, Massimo Marino, Andreino Salvadori, Maurizio Rippa e alcuni attori della compagnia. Riportiamo di seguito la cronaca twitter e alcune foto scattate da Massimo Marino durante la preparazione della trasmissione.

Dalla diretta di radio 3 del 13 marzo 2012

Armando Punzo e Renzo Graziani: da 25 anni credere nell’impossibile come scelta

Oltre 25 anni di teatro, 20 spettacoli, da 7 anni spettacoli fuori, migliaia di persone che entrano in carcere ogni anno durante il festival VolterraTeatro

Stasera parlare di teatro e non di carcere: la compagnia è composta da detenuti-attori. Detto questo parliamo di altro
Massimo Marino: #Armando_Punzo un detenuto voluto

Stasera attraverso gli spettacoli si cercherà di raccontare la #Compagnia della Fortezza: si comincia con Marat Sade di Peter Weiss

Nel 1993 vince come miglior spettacolo dell’anno superando Ronconi

in diretta su radio 3 Aniello Arena della #Compagnia_della_Fortezza recita un pezzo "una bella folle" tratto da Marat/Sade

#Compagnia_della_Fortezza: Dallo studio dell’opera da tre soldi si è arrivati ai Pescecani: abbiamo dovuto tradire il testo per restituire lo spirito

Mettere in relazione il mondo esterno con il mondo recluso: grazie a Renzo Graziani

“Bisogna avere la forza” di Jamel Soltani tratto dai Pescecani ovvero quello che resta Bertold Brecht

Ancora un sogno per #Armando_Punzo: il teatro stabile in carcere. Senza questa condizione un attore come Jamel Soltani dovrebbe tornare nel suo paese o diventare clandestino

Aniello Arena e Dino Calogero attori della #Compagnia_della_Fortezza in diretta su radio 3. Pezzi tratti dai Pescecani ovvero cosa resta di Bertold Brecht

La cronaca della diretta di radio 3 su Voci dalla Soffitta: speciale #Compagnia_della_Fortezza

Massimo Marino: “Vi facciamo vedere quanto siamo criminali” il giocare di  #Armando_Punzo con il perbenismo del pubblico

Aniello Arena attore storico da 11 anni componente della #Compagnia_della_Fortezza, come nascono gli spettacoli dentro il carcere? Armando arriva con delle idee e poi cerchiamo di riflettere su quelle cose. Lavora molto sulla fisicità.

Dino Calogero attore della #Compagnia_della_Fortezza: portare in tournée lo spettacolo ci aiuta a farci conoscere da più persone

Lo spettacolo Pinocchio ovvero lo spettacolo della ragione : vuole tornare a essere un pezzo di legno e non un bambino per bene. Vuole cambiare il suo destino e andare in cerca di amici

Da Pinocchio ovvero lo spettacolo della ragione: “Artista che cerchi di farti conoscere… che credi nell’arte… che credi nella tua funzione… motore a scoppio dei sentimenti… sorprenditi…

I personaggi riprendono vita per diventare altro.

C’è un percorso all’inverso nel Pinocchio di #Armando_Punzo che non vuole diventare un bambino: “com’ero buffo quand’ero un burattino!”

Il lavoro sulla voce di #Armando_Punzo: il microfono, oggetto di scena,usato da Carmelo Bene e di Leo de Berardinis che arrivano in soccorso

Non solo spettacoli corali ma anche assoli nella storia della #Compagnia_della_Fortezza:  “Il libro della vita” e un “Silenzio straordinario”

Il monologo di Dino Calogero attore della Compagnia­_della_Fortezza in diretta su radio 3 tratto da un “Silenzio straordinario”

Musiche dal vivo eseguite da Andreino Salvadori in diretta su radio 3 per lo speciale sulla #Compagnia_della_Fortezza

Dino Calogero della #Compagnia_della_Fortezza: “Mi piace alzarmi ogni tanto per andare a fare un giretto per poi tornare qui da me… Krapp!”

Maurizio Rippa in diretta su radio 3 per lo speciale della #Compagnia _della_Fortezza

Hamlice #Compagnia_della_Fortezza premio Ubu come migliore regia: è un lavoro sull’Amleto dove Alice salva in qualche modo i personaggi

Alice non è mai ferma! Rimettere tutto in discussione: l’interpretazione della #Compagnia_della_Fortezza

Max e il suo meraviglioso dialetto bolognese interpreta la regina bianca in diretta su radio 3 durante lo speciale della #Compagnia_della_Fortezza

La meravigliosa voce di Maurizio Rippa avvolge lo speciale sulla #Compagnia_della_Fortezza in diretta su radio 3

La rivolta delle parole: Hamlice della #Compagnia_della_Fortezza. Soltanto se sono mostri mi amano!

“Io sono l’ultimo poeta!” fa il suo ingresso “Mercuzio non vuole morire” della #Compagnia_della_Fortezza in diretta su radio 3

“Mercuzio non vuole morire” la leggerezza pensosa. #Armando_Punzo: se abbiamo fatto qualcosa è stato far entrare la Regina Mab nel cortile del carcere

Omaggio a Carmelo Bene durante la tirata sulla Regina Mab: radio 3 diretta, speciale #Compagnia_della_Fortezza

"Bello ventiduenne!" Granfinale "Mercuzio non vuole morire" di #Armando_Punzo sui versi di Majakovskij
#Armando_Punzo ringrazia gli agenti del carcere di Volterra senza i quali tutto questo non avrebbe potuto esserci

lunedì 30 gennaio 2012

Faccia a faccia con un sognatore: Armando Punzo e il suo Mercuzio

Si è conclusa tra valige piene di ricordi, filmati con confessioni di paure interiori, note di pianoforte e versi di poesie l’ultima giornata del workshop Mercuzio non vuole morire, che si è tenuto ai laboratori Dms di Bologna dal 17 al 26 gennaio. Il lavoro è stato condotto da Armando Punzo, fondatore della celebre Compagnia della Fortezza attiva ormai da ventitré anni, che ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti come il Premio Ubu (cinque volte , ultima l’assegnazione nel 2010 come miglior regia), il Premio Associazione Nazionale Critici Teatrali, il Premio Carmelo Bene della Rivista Lo Straniero, il Premio Europa Taormina Arte, il Premio per la Cultura Contemporanea della Regione Toscana e  il Premio Speciale Biglietto d’Oro Agis.
Il suo progetto ha debuttato alla 25ma edizione del festival VolterraTeatro, dove gli spettatori sono stati accolti alle porte del carcere da bambini musicisti e da un curioso uomo completamente ricoperto da una scacchiera bianconera.
Cosa sarebbe successo se Mercuzio, il poeta sognatore, lo spirito libero di Romeo e Giulietta non fosse morto? Una denuncia a una società capace di oscurare, schiacciare e stritolare qualunque tipo di libertà, dove tra versi dell’opera shakesperiana e note del Romeo e Giulietta di Prokofiev Mercuzio, interpretato da Punzo stesso cerca di sopravvivere al duello con Tebaldo, mentre la città di Volterra rappresentata intorno a lui attraverso dei pannelli prende un aspetto mostruoso. Le ultime immagini che ci restano di questo spettacolo sono un Mercuzio che si aggira per la piazza e lentamente si accascia al suolo, una Giulietta con una faccia trasognata, e un uomo in partenza con una valigia in mano.
E sarà proprio da quest’ultima immagine che partirà l’idea del workshop che Punzo ha svolto prima a Gubbio dal 29 settembre e ora a Bologna. Un lavoro che però non finisce qui.
Abbiamo intervistato il regista alla fine del lavoro bolognese, dove abbiamo toccato i principali punti chiave di questo progetto, e dove l’autore ci ha raccontato come avrà intenzione di continuare il suo lavoro.

Parliamo del progetto Mercuzio non vuole morire, tema del recente workshop tenuto ai laboratori Dms di Bologna. Da cosa nasce l’idea?
Nasce dall’ idea di Romeo e Giulietta, e da una frase iniziale che era dedicata ai giovani: “mentre loro si disputano i nostri migliori figli muoiono”. Questa frase mi ha attraversato, così l’ho collegata a Romeo e Giulietta. Poi all’interno dell’opera ho trovato la figura di Mercuzio, che è stata immediatamente sacrificata, che muore e in realtà è da lì che parte la tragedia di Shakespeare. Quindi ho cominciato a lavorare fondamentalmente sulla figura di Mercuzio che non voleva morire, con l’idea che se Mercuzio non morisse, forse non morirebbero neanche Romeo e Giulietta, perché l’amore che potrebbe dare Mercuzio non è lo stesso amore di Romeo e Giulietta, che è l’amore come tutti noi lo conosciamo. Forse l’amore di Mercuzio, come artista, poeta, come uomo che sta sognando un mondo evidentemente ancora diverso. L’amore di Mercuzio comprende Romeo e Giulietta. Molto probabilmente il loro amore non comprende Mercuzio. Quindi l’idea di Mercuzio non vuole morire tratta questa possibilità.
Nel laboratorio inizialmente si utilizza un’immagine per rappresentare il tema della “giornata della partenza”: quella di un solo uomo con la valigia in mano e una lacrima dentro. La valigia in particolare è stata considerata da musicisti e artisti come contenitore di vecchi ricordi, come un simbolo del passato da mettere da parte per andare verso un futuro. Qual è  il significato di questa immagine, e in particolare dell’oggetto della valigia.
In parte è così. C’è uno stereotipo della valigia molto legata all’uomo, e soprattutto all’idea dell’uomo in movimento. A me piace molto quest’immagine perché fondamentalmente è un movimento interiore. Non è un problema di partire e allontanarsi. È una metafora, e quindi dentro c’è l’idea della possibilità per l’uomo di scoprire altre opportunità, e questa è la cosa che mi interessa in quest’immagine della “giornata della partenza”: partire stando fermi. Sicuramente non ci vedranno andar via dalla scena. Questa è la mia idea.
Nel laboratorio si tocca anche un altro tasto abbastanza dolente: quello della paura. In particolare si invitano i ragazzi a scavare nel loro inconscio, ad affrontare le loro paure, per permettere loro di continuare a sognare.
Sì, quello è stato un momento. Noi avevamo un’immagine, quella della massa, che è un ulteriore passo avanti che abbiamo fatto oggi (durante l’OpenClass, ndr). Avevamo un foglio di carta dipinto, che inizialmente era solo un’idea. Poi abbiamo avuto nello studio un personaggio con la valigia che ha cominciato a fare quest’azione, poi abbiamo avuto molte persone in più. L’idea è di averne tante altre. Quindi siamo partiti dall’interiorità, da ciò che ci fa paura, quale può essere il motivo che ci spinge a cercare altre possibilità nella vita, cos’è che ci fa più paura in questo mondo, dentro di noi, ma anche fuori. E quindi abbiamo toccato anche alcuni temi, dove i ragazzi che hanno partecipato hanno manifestato dei fatti, partendo da un personaggio, che sono alcuni degli argomenti da cui allontanarsi, immaginando di andare verso una città ideale, verso qualcosa che sia più comprensibile.
Tornando un momento al titolo del progetto Mercuzio non vuole morire, e in particolare al personaggio di Mercuzio. Egli è un poeta, uno spirito libero, amico di Romeo nell’opera Romeo e Giulietta, che viene subito sacrificato, ucciso da Tebaldo. Molti registi, come a esempio Mario Perrotta nella sua Trilogia dell’individuo sociale, utilizzano i classici per esprimere un loro concetto, una loro idea. Qui invece si fa rivivere un personaggio come Mercuzio per portare avanti il tema, ma lo si fa da un lato scagliandosi contro Shakespeare, chiedendogli il motivo della morte di questo personaggio, e dall’altro, come è accaduto anche oggi, facendo rivivere il Mercuzio che c’è in ognuno di noi.
Sì è così. E’ vero che vado contro Shakespeare, ed è anche vero che è una grossa responsabilità dire questo. Però abbiamo lavorato e pensato al fatto che nemmeno Shakespeare ha avuto il coraggio di far vivere Mercuzio, perché nell’opera Mercuzio, il poeta, l’artista, l’uomo che ha una visione diversa, viene sacrificato. Nella storia dell’umanità è più facile sacrificare Mercuzio, quindi drammaturgicamente è giusto: Mercuzio deve morire. Non per noi però: noi abbiamo pensato a un personaggio che non sta a questo gioco, che si ribella a questo padre che ha previsto per lui questo sacrificio in qualche modo, e per questo chiede e ricerca compagni, compagni di strada, quindi è normale che cercherà altri poeti, altri artisti, ed è il Mercuzio che è in tanti di noi, che è nell’umanità. C’è il Mercuzio: a volte può essere sepolto, dimenticato, però c’è. Quindi Mercuzio cerca di tirarlo fuori.
L’idea non è solo accontentarsi di far rivivere Mercuzio, ma per lui si cercano anche dei compagni di strada alla fine della rappresentazione, recitando versi di poesie di altri autori.
Sì, perché siamo arrivati a capire che Mercuzio da solo muore. Mercuzio ha bisogno di compagni di strada, specialmente oggi ha bisogno di altri compagni, di altre persone, di altri Mercuzio. Quindi noi cerchiamo di toglierlo da quest’isolamento, da questo suo rapporto col destino che sembra debba portarlo a morire. Poi se si pensa al nostro paese, alla cultura, a quello che sta accadendo, forse ci sono anche dei collegamenti, non è proprio quello che ho cercato in questo lavoro, ma ci sono anche dei riferimenti evidenti rispetto a un clima che si sta vivendo, dove far fuori i Mercuzio non sembra rappresentare un problema.
Oggi nell’introduzione dell’ OpenClass sono stati coinvolti nell’azione oltre i partecipanti del workshop anche diverse persone del pubblico. Anche quello era un voler cercare dei compagni per Mercuzio, facendo risvegliare il Mercuzio che c’è in ognuno di noi, anche nelle persone che non avevano fatto il laboratorio?
Sicuramente, questo dovrebbe contagiare altri spettatori, altre persone che passano. È un’azione che avviene all’aperto, è un’azione visibile. Dovrebbe avvenire anche in piazze, in luoghi pubblici, quindi è evidente che c’è un tentativo di coinvolgere sia chi partecipa, ma anche altri spettatori involontari.
Il progetto ha debuttato prima al festival di Volterra, poi è continuato con il workshop che si è appena tenuto qui a Bologna. Come continuerà adesso il tuo lavoro?
A Volterra abbiamo fatto un primo studio, un primo lavoro teatrale. Domenica sarò a Cosenza e farò un altro workshop con altre persone sempre su questo tema. Poi tornerò a Volterra dove con i Comuni vicini stiamo lavorando con le persone, con i bambini che fanno scuola di musica, con le ballerine, con i bambini che fanno danza, con gli artisti, con gli anziani, coi giovani delle scuole medie e superiori, proprio per costruire quest’azione dove dentro ci siano tutte le età, dove tutta l’umanità è rappresentata.
Le foto sono di FotoFotoniche.
Giulia  Mento

venerdì 20 gennaio 2012

MERCUZIO NON VUOLE MORIRE. La terza giornata di laboratorio di Armando Punzo

«Tocchiamo qualcosa che ha a che fare con noi». Comincia così la terza giornata di laboratorio di Armando Punzo regista della Compagnia della Fortezza con gli studenti dell’Università di Bologna.
«Tocchiamo qualcosa che ha a che fare con noi». Ripete e lo ripete ai ragazzi. Accidenti, Armando Punzo non si accontenta di predere in mano il testo di Romeo e Giulietta e di rappresentarlo. Non gli importa di far imparare un copione a memoria. Accidenti!

«Tocchiamo qualcosa che ha a che fare con noi». Perché costringe a pensare, a guardarsi dentro, a scavare in cerca delle paure? Sarebbe stato tutto molto più semplice se Punzo fosse già arrivato con delle idee da assegnare, ma lui no! Vuole parlare, vuole sapere, vuole cose vere! Uffa! Ma quanto vuole questo? Ma perché non gli basta mai? E perché indagare sulle cose che ci fanno soffrire? E poi sul coraggio di superarle? Ma perché non mettiamo in scena un bel Romeo e Giulietta e basta?

Qualcuno dei partecipanti si è arreso ed è andato via. Molti invece sono rimasti: non tutto gli è chiaro, ma sono rimasti. Sono a tratti smarriti, ma ci provano. E Punzo è lì che cerca di spiegare che la creazione è una cosa complicata. Che per fare uno spettacolo teatrale bisogna perdersi.
«Tocchiamo qualcosa che ha a che fare con noi». Non vuole parlare con frasi fatte, non vuole esperienze finte. Stuzzica e spinge sui bottoni che fanno male. E qualcuno finalmente esplode.

«Ma dopo la laurea? Che faccio? Dov’è la mia Itaca? Come fai a sapere qual è la traiettoria giusta? Quante persone sanno dove devono andare? Sanno da cosa si stanno allontanando? Un rumeno è stato picchiato a sangue davanti al portone della fabbrica dove lavorano i miei. Mia madre, mio padre mi insegnano a non rubare, a non fare cose cattive, ma quando uno viene picchiato a sangue perché loro non fanno niente? Perché stanno con le mani nelle mani a osservare senza muovere un dito? Perché non si spendono? Mi fa arrabbiare il fatto che io sono più coraggiosa di loro, io devo imparare ad ammettere che la mia onestà me la sono guadagnata da sola. Devo ammettere il fatto che i miei genitori non si ribellano. Mi fa rabbia che non mi dicano di cercare un’alternativa. Che mi dicano di adattarmi a questo mondo e non di cercare un’alternativa. Questo mi fa rabbia, rabbia, rabbia! Tutti mi dicono: “Perché non fai l’insegnante? Perché non ti prendi il tuo posticino e ti fai una famiglia tranquilla?” Ma io non la voglio una famiglia tranquilla! Io voglio leggerezza! Mercuzio è leggerezza!»

E a fine serata arriva anche il punto di vista di Armando Punzo dalla sua pagina facebook: “Bologna. Laboratorio. Cerco di coinvolgerli a partire dal proprio vissuto. Non li voglio come scimmie ammaestrate e divertite e riverenti e curiose e rinchiuse in una mia ragnatela. Voglio vedere un fuoco che si accende. Cerco l'unione di fragilità vissute, sentite, elaborate, consapevoli costruttori di un destino diverso. Voglio vederli sognare senza paure, senza limiti, fiduciosi mentre esitano e danno corpo ad una visione condivisibile...”

Josella Calantropo

giovedì 19 gennaio 2012

Mercuzio non vuole morire. Seconda giornata di laboratorio con Armando Punzo

Il laboratorio di Armando Punzo con i ragazzi dell’Università di Bologna  ha cominciato a muoversi. Quale direzione prendere non si sa ancora bene, ma il punto di arrivo dovrebbe essere quello di avere centinaia di persone riunite in una piazza con una valigia con dentro una lacrima. Simbolo di persone che vogliono lasciare un genere di vita per spostarsi verso la città ideale. Una lacrima per abbandonare le cose che fanno soffrire, le paure, le angoscie che inevitabilmente costellano le nostre esistenze. Andare verso un luogo migliore, proiettarci verso un altrove luminoso. “Lascerò questo palazzo di oscura notte!”  si dice nell’ atto V scena III del Romeo e Giulietta.

Ed è così che si comincia a prendere una bella strada in salita: i ragazzi iniziano a sciogliersi. Anzi iniziano a cercare dentro le proprie paure e le tirano fuori. La paura, in questa seconda giornata, è stata anche al centro dell’improvvisazione di una ragazza del laboratorio. Il clima è solenne, il silenzio da i brividi. Una telecamera riprende il momento e diventa uno specchio con il quale confrontarsi. La tensione sale e la commozione è nel tono, nel modo e nell’attegiamento di questi studenti che provano a sognare ma che vengono bloccati dalla paura. “I sogni non esistono più quando hai paura”. “Vivi un’esistenza tormentata quando hai paura”. “Quando hai paura i ricordi diventano incubi”. Come si fa ad avere il coraggio di sognare?  Come si fa a difendersi senza attaccare gli altri? Le confessioni più intime vengono registrate dall’occhio e dalle orecchie attente di Punzo che ascolta e fondamentalmente ama chi ha difronte. “Se ho paura sono già morta”. Le domande sono tante e i dubbi ancora di più. “Sono disposto veramente a perdermi? Cioè a spingermi verso qualcosa che non conosco?”


Mercuzio aleggia come presenza silenziosa, ma adesso si inzia a capire cosa rappresenta questo personaggio. Quanto costa la leggerezza? Bisogna fare i conti con le pesanti coscienze che sembrano essere attaccate per mani e per piedi a macigni di roccia. Bisogna trovare il coraggio di scendere in profondità, di mettersi a nudo e mostrare tutta la fragilità. Sì, già, ma come? Punzo prova a dare indicazione ai ragazzi: “Al teatro non c’è altra possibilità se non riesci a giocare con te stesso”.

Dice Frate Lorenzo: “Romeo, vieni fuori, vieni fuori uomo pauroso! Il dolore si è innamorato delle tue doti e tu sei sposato alle calmità”. Voglio “essere”… non voglio più “non essere”…! Questo è il monito che esce da questa seconda giornata.

Josella Calantropo