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giovedì 14 marzo 2013

Un teatro in festa: Giornata per Claudio Meldolesi

Una festa a tutto tondo si terrà lunedì 18 marzo ai Laboratori delle Arti di Bologna (siti in Piazzetta P. P. Pasolini 5/b). Il centro di promozione teatrale La Soffitta dedica una giornata intera allo studioso, attore, attivista nell’innovazione teatrale e fondatore di prestigiose riviste Claudio Meldolesi.
Un coro di ricordi e interventi tenteranno di ricostruire l’esteso e profondo contributo che il Maestro ha dato nel campo teatrale e umano. Il tutto nella Giornata per Claudio Meldolesi curata da Laura Mariani con il patrocinio dell’Accademia Nazionale dei Lincei.
Saranno presenti studiosi accademici, attori, registi, colleghi e allievi che rinnoveranno la passione per il teatro e la vita, così come Claudio Meldolesi ha insegnato.
Claudio Meldolesi
Al mattino il convegno Teatro e nuovo umanesimo restituisce memorie agli ampi studi cui Meldolesi si è dedicato: approfondimenti sia sull’attore, la regia e la drammaturgia, sia studi sulle relazioni del teatro con le scienze umane, come la sociologia, la psicoanalisi, la letteratura e le arti visive. Coordinato da Marco De Marinis, vedrà protagonisti, tra tanti, Stefano De Matteis, Piergiorgio Giacchè, Gerardo Guccini, Raimondo Guarino, Paolo Puppa, Cristina Valenti.
Nel pomeriggio la Festa per Claudio Meldolesi, condotta da Massimo Marino e Oliviero Ponte di Pino, regia di Claudio Longhi, vedrà in scena artisti e allievi di teatro intervenire con contributi teatrali o memorie. Da Andrea Adriatico ad Angela Malfitano, da Marco Martinelli a Francesca Mazza, e ancora Ermanna Montanari, Damiano Paternoster, Wenting Yang e molti altri.
Una grande festa, perché

“Claudio amava festeggiare i compleanni e qui si tratta anche di un compleanno: quello dello spettacolo Negli spazi oltre la luna. Stramberie di Gustavo Modena, che lo vide dramaturg e debuttò nel marzo 1983 nella sede storica della Soffitta in via D’Azeglio. E certamente avrebbe voluto una festa per il suo pensionamento che sarebbe caduto quest’anno. È quanto faremo nel lungo pomeriggio, compiendo un rito di congedo che rispetti il suo attaccamento alla vita in tutti i suoi aspetti, anche nelle condizioni più difficili”- scrive l’ufficio stampa del Dipartimento delle Arti di Bologna.

Cronaca twitter della giornata (#meldolesiday) e diretta streaming dell’incontro saranno curate da Voci dalla Soffitta, blog di scrittura critica teatrale, nato in seno al dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna e da esso indipendente, su http://vocidallasoffitta.blogspot.it/.
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h 9.30-13 | Laboratori delle Arti/auditorium
TEATRO E NUOVO UMANESIMO
convegno coordinato da Marco De Marinis

h 15-20 | Laboratori delle Arti
FESTA PER CLAUDIO MELDOLESI
TESTIMONIANZE E AZIONI TEATRALI
regia di Claudio Longhi
conducono Massimo Marino e Oliviero Ponte di Pino
INGRESSO LIBERO

Per approfondimenti inerenti alla presentazione di libri, proiezioni e mostre che si terranno durante la giornata, sempre ai Laboratori delle Arti, visita qui.

domenica 3 giugno 2012

Quelli che dal teatro si può ricominciare: Claudio Meldolesi e Ferdinando Taviani

La recensione al libro Teatro e spettacolo nel primo ottocento
di Josella Calantropo


“Quel che vorremmo mostrare è la dinamica, il moto di vita che connette il nobile e il volgare, il grande e il meschino, l’alto e il basso”.

Ecco una dichiarazione di onestà. La presa di posizione di due autori che avrebbero potuto scrivere l’ennesimo manuale sul Teatro e spettacolo nel primo ottocento e invece hanno  preferito mettere, dentro ai fatti obiettivi, parte della loro vita. Due intellettuali che non si sono elevati a ruolo di giudici, due storici che hanno guardato tra le pieghe del vissuto. Due uomini di teatro che hanno detto un po’ di se stessi raccontando di quella prima metà del XIX secolo per così tanti versi simile ad alcuni anni della nostra storia recente. Claudio Meldolesi e Ferdinando Taviani, con questo volume, hanno vinto il Premio Pirandello - Palermo 1993 per la saggistica.

Si può provare a collocare questo libro in un ambito: potrebbe essere un manuale didattico o un saggio o un punto di vista o un racconto. Si può tentare di dare un’etichetta perché è sempre più semplice ragionare per strutture già ben costruite, ma a ogni riga si viene smentiti. Ipotesi su ipotesi che crollano al seguitare della lettura. A questo punto l’unica cosa da fare è fidarsi e affidarsi alle parole. Parole ben scelte, sapientemente accostate e scrupolosamente ricercate.

Ci sono le parole-ritornello che ritornano come leitmotive. “Vuoto” per esempio: quello lasciato dalla morale e dalla religione dopo il 14 luglio 1789. Quel vuoto che hanno dovuto sopportare i giovani che avevano creduto negli ideali della rivoluzione. Oppure quel “vuoto legislativo” che allora come adesso coinvolge la vita teatrale. Il vuoto raccontato nelle Memorie di Talma: “chi ha posto le fondamenta del Louvre è grande (…) ma più grande ancora è chi ha scavato questa piazza, chi ha fatto questo vuoto”. Il teatro stesso viene definito da Taviani uno spazio « vuoto » cioè si “rivela come un luogo delle trasformazioni, o addirittura come una sorta di laboratorio spirituale (…) perché da esso può emergere sempre qualcosa di imprevisto, può affiorare un messaggio o una possibilità”.

Ci sono poi le parole-mondo che racchiudono interi concetti. Come “attori-creatori” ovvero la capacità degli attori e delle attrici di creare partiture gestuali tra gli interstizi dei testi messi in scena. Oppure “servitori-specializzati” che porta con sé il disprezzo dei padroni nei confronti del mestiere teatrale e l’umiliazione subita dagli artisti considerati niente di più che altri tipi di servi.
O ancora “miseria-comica” che ben racchiude il periodo storico e l’atteggiamento dei teatranti: il loro coraggio di viaggiare e la loro tenacia di sopravvivere adattandosi a “sorprendere”anche “con (…) povere attrazioni (…)cambiando continuamente piazza”.
La parola-mondo “architettonico-sociale” per indentificare la gerarchia delle classi sociali con “l’aveare dei palchi (…) il luogo della proprietà esibita”.
Il “teatro-psicolabile” per raccontarci dell’equilibrio precario e “infelice” nel primo ottocento tra il teatro ancora legato ai dettami classicisti, tra “i teatranti inquieti che agitavano passioni e tra la professione scenica che dava seguito alla sua routine”.

Ci sono infine le parole-simbolo come metafore poetiche. Una su tutte è “isola”. Filo conduttore dall’inizio alla fine del libro. Un viaggio da un’isola mentale, “il teatro come isola nella rinascente vecchiaia, negli anni della restaurazione”, a un’isola vera, la Sicilia, terra di “differenze”. “L’una e l’altra mostrano in diverso modo la particolare natura di un teatro che inventa la propria dignità e il proprio valore a partire da una condizione di miseria”. Ed è a questo che viene legato il tema della fuga, da e verso l’isola, la fuga “nel teatro possibile e dal teatro vigente”. Il teatro come rifugio, come luogo di resistenza clandestina. Il teatro come l’unica possibilità dei giovani di sfuggire alle costrizioni dei padri per andare incontro alla propria libertà.

Ma oltre alle date, ai documenti citati, alle teorie ben fondate, c’è dell’altro. C’è un livello che bisogna scorgere tra le righe, si respira un’aria che dice più di quanto è scritto. Si percepisce la forza di due giovani degli anni sessanta che come quelli del primo ottocento si sono sentiti traditi, abbandonati dagli ideali del cambiamento e che come loro si sono rifugiati nel teatro per dare ancora senso alla propria vita. Diverte l’idea di pensare che come Wilhelm Meister si sono ritrovati nel teatro per inseguire una ragazza, ma forse non è importante. Quel che conta è che come i giovani uomini di teatro del primo ottocento, anche Taviani e Meldolesi si sono messi in viaggio per raccontare un tratto di vita teatrale. Hanno accostato allo sguardo storico di ampio respiro i dettagli della vita reale. Hanno messo in questo libro il loro cuore spezzato dalla vita e risanato nel teatro. Forse per questo si fa fatica a definirlo. È stato venduto come un manuale - è vero -  ma per essere letto, probabilmente,come un romanzo di formazione di due ragazzi di altri tempi.